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Se
si dovesse porre questa domanda ai sardi,
pochi, forse pochissimi saprebbero rispondere.
Eppure, sul finire dell'anno 1668,
questi ebbe il suo momento di gloria.
Gloria, si fa per dire, e resiste ancora oggi
al suo paese natale, Gadoni.
Sono passati
quasi quattro secoli, ma gli
anziani del piccolo borgo barbaricino,
tramandano con orgoglio le gesta di questo
loro compaesano.
Se infatti la
domanda fosse posta ad un
ragazzo di Gadoni, questi saprebbe individuare
il personaggio e risponderebbe
con orgoglio: «quello che uccise il Viceré».
Un giorno si
chiese ad una persona anziana:
«ricorda come si chiamava quel tale che riusciva a centrare una
mela posta
sul capo di una donna?».
«Marc'Antonio
Ghiani». Rispose con sicurezza
e poi aggiunse: «non era una mela
ma una brocca piena d'acqua. Sparava
da quella roccia della montagna di
fronte, "a balla sola" e faceva sempre centro.
Ha ucciso anche il Viceré. L'hanno
ingaggiato perché sapevano che non avrebbe
fallito; quando però il Viceré fu ucciso
"Sa Giustizia" ha subito pensato a Marc'Antonio,
ma lui aveva un alibi di ferro.
Prima di partire per Cagliari, ebbe un
alterco con un suo fratello nella piazzetta
del paese, di fronte a molte persone (naturalmente
tra fratelli erano d'accordo).
Il pomeriggio Marc'Antonio con diverse
mute di cavalli predisposte lungo il tragitto da coloro che
avevano tramato di uccidere
il Viceré, raggiunge Cagliari uccide
il Viceré e la mattina seguente è di nuovo a Gadoni usufruendo
degli stessi cavalli».
Si dice che
abbia sparato al Viceré mentre
apriva la bocca per mangiare una caramella
o un dolcetto: un solo colpo.
L'anziano
racconta il fatto come se lo vivesse
in prima persona, con enfasi, infatti, eliminare il Viceré,
significava togliere
di mezzo uno che gravava il popolo
con le tasse, un
conquistatore, un "istranzu"
e Marc'Antonio per lui era un eroe.
Il giorno
successivo all'uccisione del Viceré
a Gadoni si celebrava la festa di San
Nicola (festa introdotta nel paese dai frati
Minori che si erano insediati in località
"Su Ennalini" e che da allora è detta
appunto Santu Nicolau: 1663) ed il Ghiani
per dare più credito al suo alibi osò,
rischiando non poco, baciare una piccola
croce d'oro, che una nobil donna portava
al collo con una catenina, esclamando
ad alta voce, in modo che tutti sentissero:
"Cristo, dove ti trovo ti bacio".
Ciò
"avvenne all'uscita della messa nella
piazza della chiesa "La
nobildonna denunziò il Ghiani per l'affronto subito e così
questi ottenne lo scopo che si era prefisso.
Cos'era
una denunzia in confronto al delitto di Lesa Maestà di cui
poteva essere accusato?
Non
si sa se la nobil donna fosse pur ella d'accordo con i
congiurati, ma è da supporre.
Pare
di vederlo questo killer correre con il suo cavallo in quella
notte di luglio del 1668, lungo le pianure del Campidano e poi
su per i monti della Barbagia...
L'anziano
aggiunge anche che quella era una notte di luna piena e che
molti pastori abbiano visto il Marc'Antonio nella corsa sfrenata
e abbiano intuito che qualcosa di grave fosse accaduto, ma
nessuno a Gadoni osò parlarne.
Leggendo
però i documenti sui fatti avvenuti in Sardegna in quel lontano
1668, si trova traccia di questo personaggio.
Ricordiamo
che la notte tra i 20 ed il 21 del mese di giugno di quell'anno
fu ucciso a Cagliari Don Agostino di Castelvì Marchese di
Laconi, Prima Voce dello Stamento Militare.
Esattamente
un mese dopo, il 21 di luglio, venne ucciso il Viceré di
Sardegna Don Emanuele de Los Cobos Marchese di Camarassa.
Per
comprendere questi avvenimenti è necessario ricordare che la
Sardegna, in quel periodo, era sotto la dominazione spagnola;
che alla morte di Filippo IV di Spagna il regno passò nelle
mani del figlio Carlo II di soli quattro anni; che la madre,
Arciduchessa Marianna d'Austria ne assunse la Reggenza.
Luigi
XIV Re di Francia, approfittando di questa situazione, attacca
la
Spagna
costringendola quindi ad intervenire per difendere i suoi
tenitori.
Questo,
come è facile capire, comporta per la Corona di Spagna enormi
sforzi finanziari.
La
Regina, di conseguenza, è costretta a chiedere nuove tasse ai
suoi sudditi e quindi ai Sardi.
Il
Marchese di Camarassa, che rappresenta gli interessi della
Corona nell'Isola, interviene presso gli Stamenti perché
concedano il "Donativo", ma i Sardi, soprattutto la
nobiltà ed il clero oppongono una tenace resistenza.
Si
crea una specie di partito di opposizione a questa richiesta, a
capo del quale vi è Don Agostino di Castelvì Marchese di
Laconi. Mentre sono a favore i Villamar.
Il
Marchese di Laconi per decisione di questo gruppo di
opposizione, viene mandato a Madrid a perorare la causa dei
Sardi.
Ma
la mediazione del Marchese non riesce a strappare alcuna
concessione dalla Corona.
Non
solo non sortì alcun beneficio, ma creò dei forti dissapori
tra il Marchese di Laconi ed il Viceré, il quale, a causa
dell'opposizione di Don Agostino di Castelvì, non aveva potuto
essere sollecito come avrebbe voluto verso Marianna d'Austria,
sua Regina.
Un
altro fatto importante per comprendere i fatti, avvenne qualche
tempo prima della morte di Don Agostino di Calstelvì Marchese
di Laconi.
Mentre
egli si trovava a Madrid per perorare la causa dei Sardi, Donna
Francesca Zatrillas Marchesa di Siete Fuentes, sua moglie e
nipote (era figlia di una sua sorella) intreccia una relazione
amorosa con un giovane Capitano di 24
anni, Don Silvestre Aymerich figlio della Contessa Villamar.
Gli
amanti, pare, abbiano cercato di sbarazzarsi del Marchese con il
veleno (così testimonia la domestica Vara, la quale dice che la
Marchesa Donna Zatrillas la incaricò di contattare il paggio
Antonio Uda per procurare il veleno da somministrare al
Marchese), ma poiché la cosa non riuscì per motivi vari, Don
Silvestre Aymerich pensò di "risolvere il problema"
in altro modo.
Pare
che Don Silvestre Aymerich si sia recato a Gadoni per parlare al
Marc'Antonio Ghiani che egli conosceva molto bene per averlo
avuto come suo soldato nella Campagna di Sicilia alla quale
aveva egli partecipato con una compagnia di uomini.
Tale
visita, si legge, è avvenuta ai primi di giugno del 1668,
quindi quindici o venti giorni prima che il Marchese di Laconi
fosse ucciso.
Sicuramente
Don Silvestre Aymerich conosceva bene questo infallibile
tiratore per averlo visto all'opera nella Campagna di Sicilia
cui il Ghiani aveva partecipato.
Vi
si legge anche che Don Silvestre Aymerich, sempre ai primi di
giugno del 1668, nel rientrare da Gadoni portò con sé il
Marc'Antonio a Cagliari.
Ma
allora la storia delle mute di cavalli di cui i gadonesi
conservano memoria è una esagerazione oppure il Ghiani fu il
killer di entrambi gli omicidi?
Sapendolo
esperto tiratore è più logico pensare che abbia ucciso il
Viceré. Lo fa supporre anche il fatto che il Marchese di
Camarassa quando venne ucciso era nella sua carrozza con tutta
la famiglia e che, nonostante il mezzo fosse in movimento, solo
il Viceré fu colpito a morte: gli altri rimasero praticamente
indenni.
Don
Agostino di Castelvì invece era a piedi e contro di lui furono
sparati diversi colpi di arma da fuoco che non lo uccisero sul
colpo perché i sicari lo finirono a pugnalate, come dice il
verbale stilato la mattina del 21 giugno 1668.
Si
è propensi a credere che quanto si tramanda a Gadoni sulla
morte del Camarassa risponda a verità e che sia stato veramente
il Ghiani l'autore del delitto.
Si
resta in dubbio per l'omicidio del Marchese di Laconi anche se
sugli atti vi si legge: "Y los omicidas fueron el mismo Don
Silvester, Marc'Antonio, Antiogo, y Lucifero Guiane, germanos
della villa de Gadoni".
Certamente
questi fratelli Ghiani dovevano essere poco di buono: "Hombres
de Gadoni que llaman comunemente hermanos quiani" e anche:
Los hermanos Guiani mataron Joachin de Pau, presbitero de la
villa de Ussasay... con arquibusadas e piedradas...".
Il
Marchese di Tutavilla conte di San Germano che ha sostituito il
Camarassa, nell'intento di far ricadere tutte le colpe sulla
nobiltà Sarda ostile alla Corona, oltre ad annullare i processi
istruiti in precedenza, ha concesso amnistie per tutti i reati
commessi fatta eccezione per quello di Lesa Maestà.
Questo
fatto può aver indotto molti, compreso il Ghiani, a confessare
cose anche false per compiacere al nuovo Viceré e allo stesso
tempo avere salva la vita.
È
una storia molto complessa quella degli omicidi del Marchese di
Laconi e del Viceré Camarassa.
Moltissimi
Sardi illustri e non, sono stati messi a morte e hanno patito
per questi fatti.
Una
lapide ricorda ancora questa triste pagina di storia della
nostra isola.
"Para
nota de infamia, de que fueron trajdores al rey nuestro senor,
Don layme Artal de Castelvì, Marq.s era De Cea; Donna Francisca
Cedrella que fue Marquesa de Siete Fuentes; Don Antonio Brondo;
Don Silvestre Aymerich; Don Francisco Cao; Don Francisco
Portogues; Don Gavino Grixoni come reos del crimen de lesa
magestade par homicidas del Marq.s De Camaraca Virrey de Cedern,
fueron condenados a muerte, perdida de benes, y de honores,
demolidas sus casas conservando en su ruina eterna ignominia de
su nefanda memoria; y por ser en este sitio la case donde se
cometio delicto tan atroz a' veyente y uno de iulio de mil
seiscientos sesenta y octo, se erigio este epitaphio".
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