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Associazione
Culturale "Maimoni e Grastula" |
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Via Umberto
I° 08030 Gadoni ( Nu) |
| contatti : |
| e-mail:
maimoni.grastula@hotmail.it |
| Tel. 3475009035
– 3474952209 – 3477719597 – 3489269355 –
3496430831 |
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Una delle tante tradizioni che nel
centro Sardegna
ancora sopravvivono, nei fatti o nella memoria, è quella
del carnevale. Gli studi della professoressa Dolores Turchi
hanno rintracciato, nei riti comuni a molti paesi della
Sardegna centro orientale, una matrice religiosa che si può
ricondurre agli antichi culti pagani in onore a Dioniso diffusi
in tutta l’area del mediterraneo , e che nell’isola, seppur
assumendo forme peculiari e talvolta sincretiche, hanno
mantenuto la loro arcaicità. Il carnevale gadonese si inserisce
nel quadro dei carnevali tradizionali del centro Sardegna e
nella sua forma arcaica si è mantenuto fino agli anni trenta,
per poi scomparire quasi del tutto durante il regime fascista,
perdendo
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così molti degli
elementi che lo caratterizzavano. È stato tuttavia possibile
recuperare gran parte delle sue caratteristiche che ancora si
conservano nella memoria di alcuni anziani del paese, i quali
danno conferma di quanto scritto nei lavori di Luisa Orrù e
aggiungono caratteristiche e dettagli da lei ignorati.
Sono stati in
particolare i riti degli ultimi giorni del carnevale, quelli che
vanno dal giovedì grasso al martedì grasso, i primi a cadere
nell’oblio, e per questo motivo è nostra intenzione cercare
di recuperarli tempestivamente.
Il
giovedì grasso, che veniva chiamato Giobia
Lardaiolu, era il giorno in cui si svolgeva la questua del Maimoni,
la vittima sacrificale,
il dio morente circondato
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La maschera
tipica di Gadoni
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dai
suoi
seguaci
Stramaionis (alcuni
sostengono che ciò avvenisse anche nei giorni immediatamente
precedenti). Secondo
Dolores Turchi il termine Maimoni sarebbe una corruzione di Dioniso Mainoles (Dioniso il
furioso), per cui l’assonanza tra Maimoni
e Stramaioni farebbe
pensare che quest’ultimo sia una corruzione di extra
Maimoni, ossia fuori da Maimoni.
Su Stramaioni sarebbe dunque il seguace di Dioniso/Maimoni
che vuole diventare come il dio, e che attraverso la
riproposizione della sua passione e della sua morte chiede la
pioggia e la fertilità.
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| Il
dio Maimoni era
rappresentato da un uomo vestito di scuro, ricoperto di
pelli, con la schiena carica di campanacci tenuti mediante
una sorta di imbragatura fatta con una corda e con in mano
uno spiedo. In faccia portava una maschera fatta di pelle
ovina conciata oppure sa
facciola, una maschera facciale di stoffa, che nel suo
caso era ricoperta di lana ovina ed era spesso munito di
corna di capra (un’ipostasi di Dioniso per l’appunto).
Su Maimoni si
aggirava per le vie del paese scuotendo i campanacci,
avventandosi su chiunque e rotolandosi per terra come
indemoniato (da molti questa maschera è ora considerata
il diavolo); era seguito da un corteo di Stramaionis,
due dei quali lo tenevano legato con delle corde. Gli Stramaionis
erano vestiti di stracci scuri, avevano la faccia
tinta di nero con un impasto di fuliggine e olio oppure
nascosta da sa
facciola; spesso portavano a tracolla una fune con
alcuni campanacci, e in mano tenevano bastoni e maccioccas
con le quali tentavano di domare il dio furente anche
perquotendolo. Il termine Stramaioni
è rimasto in paese anche come sinonimo di pazzo e
straccione. Un’altra particolare figura che faceva parte
del corteo di Giobia
Lardaiolu
era sa Grastula.
Secondo Dolores Turchi è probabile che Grastula
sia una corruzione di Crateide, nome con il quale
Omero chiama le Môire quando le riassume in un'unica
figura Si trattava di
un uomo vestito di scuro e mascherato da vedova con degli
stracci. Aveva in viso sa facciola, anch'essa scura, e
filava con fuso e conocchia in maniera maldestra, tentando
di colpire le ragazze che incontrava per strada (è
rimasto il detto “filas
comenti una grastula”).
Il
corteo si fermava nelle case (ad eccezione di quelle
colpite da un lutto recente)
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Su
Maimoni |
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chiedendo
lardo per
su Maimoni,
il quale poi lo metteva nello spiedo. Il lardo ottenuto con
la questua veniva utilizzato per fare sa
fa cun lardu
Il martedì grasso, martis
de coa, veniva rappresentata la morte del dio. Su
Maimoni veniva sostituito con un fantoccio fatto di stracci
e paglia, al cui interno veniva messa un otre, s’urdi,
collegata alla bocca mediante un imbuto. Per quanto riguarda la
denominazione del fantoccio, le testimonianze riportano più
varianti: Carnevali, Carnovali, Crannovali, Stramaioni,
Mumuzzoni. Essendo le prime tre delle denominazioni del
carnevale abbastanza recenti
(presumibilmente novecento inoltrato), è probabile che
si siano sovrapposte ai più antichi appellativi Carrasegari e
Segar'e pezza. Le denominazioni Stramaioni e Mumuzzoni, più che
come appellativi, compaiono ora come aggettivazioni del
fantoccio ("Cuncordànta su carnevali, fattu a mumuzzoni, a
stramaioni..").
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(presumibilmente
novecento inoltrato), è probabile che si siano sovrapposte ai
più antichi appellativi Carrasegari e Segar'e pezza. Le
denominazioni Stramaioni e Mumuzzoni, più che come
appellativi, compaiono ora come aggettivazioni del fantoccio
("Cuncordànta su carnevali, fattu a mumuzzoni, a
stramaioni..").
Il
fantoccio veniva portato in processione per le vie del paese
da persone mascherate de Stramaioni per
compiere la questua. In tutte le case (sempre rispettando i
lutti recenti) veniva offerto del vino a tutti, e un bicchiere
veniva fatto "bere" anche al fantoccio. Quando s'urdi
era piena, il fantoccio moriva po sa zazzadura (crapula) e
veniva pianto dalla madre e dai parenti (impersonati dai
partecipanti alla questua) con una versione comico/satirica de
s'atitu (lamento funebre), mediante la quale si prendevano in
giro i presenti e si commentavano i fatti accaduti durante
l'anno in paese. Finito il compianto, il fantoccio veniva
portato lume di candela fino alla piazza del paese dove, dopo
essere stato privato de s'urdi, veniva bruciato e buttato in
una discarica (sa frana 'e cui muru). Da questo momento
riprendevano i balli, i canti e le libagioni che duravano sino
alla mezzanotte.Il rito di martis
de coa si è mantenuto, anche se riproposto in maniera
discontinua, fino agli anni ottanta.
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Grastula |
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