| Michele
Moro (Torracorti) era
nato a Gadoni il 5 maggio 1845 da padre originario
di Fonni ma naturalizzato a Gadoni e da madre
gadonese.
Crebbe in un ambiente in cui la balentia era un
valore: niente di strano quindi che egli basso di
statura, certamente non colto, avesse reazioni
violente e imprevedibili contro gli avversari.
Iniziò la carriera di latitante in seguito ad una
denuncia per furto nella cantina dell'impresa che
abbatteva una parte della foresta di Girgini a
Desulo.
Il
pretore per questo fatto, dato che l'accusa era
avvallata da un testimone originario di Gadoni
"Crobettoreddu", inflisse a Torracorti
una condanna a sei mesi di carcere.
Suo
compagno di ventura fu un certo Liberato Onano di
Aritzo. Fu condannato dal pretore di Aritzo in
contumacia in base alle testimonianze di
Crobettoreddu; suo scopo, divenne a questo punto,
vendicarsi dei testimoni.
Nonostante
gli avversari costretti peraltro a stare
guardinghi, Torracorti e Onano sparsero il terrore
nel territorio. Torracorti era un abile tiratore,
come la fantasia popolare ci racconta: famosi sono
gli episodi di tiro di precisione come quello
avvenuto a Corongia sull'obiettivo costituito dal
forellino fatto da un verme su un leccio, oppure
quello di "Sa Sedda de is puzzusu"
sempre in agro di Gadoni.
Il
secondo episodio fu a danno di una mufla che
Torracorti fulminò all'abbeverata. Torracorti
lascia una fama un po' equivoca, da una parte
dotato di umanità, dall'altra è invece il
giustiziere implacabile; in fondo il prezzo che
paga di una
latitanza
lunga e interminabile che lasciava la benevolenza
degli amici ma anche una scia di sangue, di
vendette astiose e quindi di nemici che non
potevano perdonare. Il collega invece era uomo
calmo quasi la controfigura del latitante gadonese.
Tra
le altre cose positive riconosciute dal paese a
Torracorti, ci fu la gelosia che egli ebbe per il
territorio di Gadoni.
Si
racconta che nei fondi rustici di "Bauzzoni"
sotto la cima detta "Grugulgionis",
fosse in arrivo una pattuglia di abigeatari di
Orgosolo; Torracorti e il suo compagno ebbero
l'accortezza di aspettarli alla posta su un punto
obbligato.
Impose
agli orgolesi di tornare indietro e li accompagnò
per un lungo tratto a suon di fucilate.
Nell'ultimo
periodo della sua latitanza, sorvegliava tutta la
zona dove oltretutto teneva parecchi capi di
bestiame, arraffato lontano da Gadoni e se i
carabinieri gli facevano visita, diventava una
belva feroce contro le spie.
Famoso
è l'episodio
capitato a "Tudusia"
ai danni di un certo "Lucchettu". Costui,
poiché
odiava Torracorti
un bel giorno ebbe l'idea di vestirsi
da appuntato dei carabinieri e di uscire
alla caccia del bandito con una pattuglia.
La battuta ebbe esito negativo, ma Torracorti
avvisato dei fatti, aspettava
l'occasione di restituire la cortesia. Finalmente
in località
"Accili
de Tudusia"
passò tiu Lucchettu incappando
proprio addosso a Torracorti e al suo compagno
di avventura. Il bandito sfoderò un
coltellaccio e affronto "Tiu Lucchettu"
urlando: "Qual'è il braccio dei
galloni?" Solo l'intervento di "Tiu Liberau"
salvò
da morte sicura
"Lucchettu".
La
vita del bandito Torracorti e del collega
Liberau è cosparsa di episodi sanguinosi
che emergono dai ricordi delle
persone più anziane, le quali sicuramente
ebbero la possibilità di testimoniare
nei racconti familiari attorno al caminetto
in che modo un paese vivesse fra le pressioni
dei banditi da una parte, e dei carabinieri
e dei barracelli dall'altra.
Le
simpatie popolari evidentemente erano
per i banditi, perché non rubavano nel loro
territorio, ma semmai portavano bestiame
da fuori, proteggevano le attività
locali dalle incursioni e venivano tollerati
purché non divenissero troppo sanguinari.
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In
questo senso è da porre l'episodio di
Angelu Broccu. Costui era capitano della
compagnia barracellare e collaborava
con i carabinieri alla ricerca del latitante
di Gadoni. Fu uomo di alto senso di giustizia,
sicuramente coraggioso, ma privo
della capacità di adeguarsi alle situazioni
e di attendere l'ora d'intervenire.
L'episodio
che fece maturare in Torracorti
la decisione di uccidere Angeleddu
Broccu, avvenne nel Sarcidano
in zona "Sarzalai", usuale rifugio
dei banditi. Qui i carabinieri guidati dal
capitano barracellare Angeleddu Broccu
aprirono il fuoco intorno a mezzanotte
su un gruppo di paesani e di banditi. Sul
terreno rimase un fratello di Torracorti,
mentre tutti gli altri si salvarono.
Iniziò la caccia ad Angeleddu Broccu in
modo particolare nel chiuso di "Sinisia"
dove
tiu Angeleddu teneva al pascolo un cavallo
legato con una lunga corda.
Il
bandito tagliava spesso la corda del cavallo
in modo che quest'ultimo danneggiasse
la zona seminata. Doveva, questa
operazione costringere tiu
Angeleddu
a recarsi spesso nel suo podere,
per legare il cavallo.
Broccu
non accettò l'invito dei familiari
alla
prudenza e neppure quelli dell'ultima ora.
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La
cattura di M. Moro e L. Onano |
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Fu
ucciso a "Sinisia" con
due fucilate; fu bruciato dalle fiamme
della polvere da sparo che gli era stata
cosparsa dal bandito, il quale non ebbe
pietà neppure del cadavere e gli tagliò la
lingua.
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EPISODIO
DI CROBETTOREDDU
L'assassinio
di Crobettoreddu, nella mente
criminale di Torracorti, era provocato
fin dal giorno in cui la vittima aveva accusato il bandito di
essere l'autore della
rapina perpetrata a Girgini, in agro di Desulo.
La
vendetta fu covata a lungo e con rabbia,
specialmente dopo la testimonianza
di Crobettoreddu in sede di giudizio,
ai danni di Torracorti.
La
voce popolare, per addolcire in qualche
modo la crudezza dell'omicidio lascia
che nella successione degli avvenimenti
finali si intrometta la mediazione
di Tiu Liberau, collega del Torracorti. Ed ecco allora il
bandito di Gadoni decidere per il perdono da celebrare in
forma spettacolare, in modo da studiare la reazione di
Crobettoreddu e godere del suo terrore.Crobettoreddu viene
colto dai due compari di avventura, nel cuore della campagna,
mentre con tutta tranquillità e certo disarmato avanza da
"Tistiliosi" in direzione di "Perdalesei".
Intimato l'alt, il bandito con fare misterioso, sfila "Sa
uldi", afferra un bicchiere di corno, versa del vino, e
lo offre al povero contadino. Costui rifiuta di bere:
certamente intuiva il tranello che il bandito gli tendeva
(ubriacarlo? Ammazzarlo col bicchiere in mano?).
Il
bandito versa il vino per terra e ripete l'operazione per tre
volte. Alla fine minaccia il compaesano: "come il vino,
così scenderà il tuo sangue per terra!". Poi gli intima
di correre e di non farsi più vedere, pena la morte.
Se
non si fosse intromesso Tiu Liberau, Crobettoreddu sarebbe
stato scannato sul momento, ma la sua attesa della morte si
trasformò in un'angosciosa agonia. Scappò, ma le energie lo
tradirono, crollò in capo a una salita, all'imboccatura della
strada provinciale in "Tuddaddara". Sopravvennero i
banditi. Una fucilata pose fine al terrore, all'angoscia alla
paura di vivere del contadino.
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LA
BANDIERA DI SANTA MARTA
Di
Torracorti si raccontano episodi feroci, ma anche opere
di benevolenza; offriva lavoro a pastori diseredati, a
mezzadri, proteggeva - come già scritto - il
territorio.
Era
un boss insomma e al suo feudo ci teneva: ecco allora
che non approfitta della sua posizione nel paese e dal
paese non ruba e impone come sacri i confini di Gadoni,
rintuzzando le incursioni dall'esterno, come fece con l'abigeatario
di Aritzo, al quale intimò di restituire il giogo di
buoi rubato e con una pattuglia di incursori orgolesi.
Si
sentiva forte oltretutto perché protetto da ricchi
possidenti del cagliaritano, in favore dei quali rubava
a tutto spiano.
Tra
le cose che colpiscono la fantasia popolare e
conquistano simpatia è da annoverare il regalo fatto a
Santa Marta, patrona di Gadoni; una bandiera enorme
portata in processione da due uomini a cavallo: uno
teneva l'asta e l'altro un lembo della stoffa paglierina
distesa per tutta la larghezza della strada.
LA
CATTURA DI TORRACORTI
La
cattura dei banditi iniziò ai primi di agosto del 1899,
ad opera di circa 50 carabinieri guidati dal capitano
Manai.
Torracorti
venuto a conoscenza dello spiegamento delle forze
dell'ordine, mandò a dire al capitano che non sarebbe
mai caduto vivo nelle sue mani.
Il
19 e il 20 agosto venne messo sotto sequestro tutto il
bestiame in suo possesso; il 20 a Nuragus venne
arrestato il fratello Raffaele Moro Cocco.
Il
capitano Manai, il tenente Carnesechi, il brigadiere
Pazzola con i loro uomini per circa 15 giorni
perlustrarono il territorio di Gadoni e arrestarono più
di 30 persone (amici), fra cui anche molte donne.
Il
patrimonio (vacche, cavalli, pecore,
maiali etc.) messo sotto sequestro venne stimato per un
valore di circa 50.000 lire (cifra assai rilevante per
quel tempo).
Ai
carabinieri si affiancarono i barracelli ed altre
persone di Gadoni e di altri paesi vicini formando un
gruppo di oltre 300 persone.
Venne
catturato assieme al suo compagno di ventura il giorno
26 agosto alle ore 22 in località "Norcùi"
nella vallata del Flumendosa, tra i territori di Gadoni
e di Aritzo.
Dalle
testimonianze raccolte presso gli anziani non si è
riusciti a conoscere con certezza le modalità della
cattura, in quanto diverse sono le versioni date.
Di
professor Polla, sacerdote e filosofo gadonese, ormai in
tarda età, che era solito trascorrere le vacanze estive
a Gadoni, viene ricordata un'affermazione su Torracorti
e compagno: "Ddus'anta a pigari comenti de dusu
angioneddusu". Pare che i fatti siano andati
proprio così.
Un
crimine di notevole rilevanza, che ha destato molto
interesse non solo in Sardegna ma anche a livello
nazionale e internazionale, è stato il sequestro di
persona del 1896 (inusuale per quel periodo) di un ricco
francese di nome Paty, che si trovava a Gadoni per
seguire i lavori di abbattimento di una foresta, che i
suoi operai portavano avanti da diverso tempo.
L'evento,
verificatosi durante il periodo della latitanza di
Torracorti, e precisamente nel territorio da lui
dominato, per le forze dell'ordine era un atto
delinquenziale da attribuire esclusivamente al bandito
gadonese.
Il
sequestro fu ritenuto un fatto molto grave e fu oggetto
di discussione a livello parlamentare, e infatti si
videro incrinare i rapporti diplomatici tra Italia e
Francia.
In
un secondo momento, si capì che il sequestro non poteva
essere opera di Torracorti per una serie di circostanze
(era già ricco e possidente), anzi sembra che i giudici
si siano rivolti proprio a lui per trattare con i
rapitori per il rilascio del giovane francese.
Più
tardi si accertò che il rapimento era stato compiuto da
due seulesi.
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Notizie tratte da " Gadoni Storia e Cultura"
della scuola media statale Gadoni
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